C’è un punto preciso, lungo la strada che sale verso l’Aspromonte, in cui il mondo sembra cambiare. Le curve si stringono, il bosco si infittisce, il silenzio si fa più profondo. Poi, all’improvviso, la valle si apre e appare Polsi, il Santuario della Madonna della Montagna: un luogo che non si raggiunge per caso, ma per scelta, per devozione, per bisogno. Polsi non è un santuario come gli altri. È un rifugio, un simbolo, un nodo di memoria collettiva. È un luogo che ha visto passare secoli di pellegrinaggi, di preghiere, di storie. E che, come tutti i luoghi vivi, ha conosciuto anche fragilità, ferite, necessità di cura.

Per questo motivo, quando nel 2025 sono iniziati i lavori di miglioramento sismico e tutela del sito mariano – finanziati dal programma europeo NextGenerationEU-Pnrr per un importo complessivo di 2 milioni e 850 mila euro – la sensazione diffusa era che si stesse intervenendo non solo su un edificio, ma su un’eredità spirituale e culturale che appartiene a tutta la Calabria. Il vasto intervento, concluso nel maggio scorso, è stato coordinato dall’Ufficio Diocesano per i Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi di Locri-Gerace, diretto da Giuseppe Mantella. Un cantiere articolato, durato oltre un anno, che ha restituito stabilità strutturale e integrità architettonica a uno dei luoghi più simbolici della spiritualità calabrese. Responsabile del progetto l’architetto Giorgio Metastasio, direttore dei lavori l’ingegnere Biagio Pisano; impresa esecutrice la Carrà Domenico di San Costantino Calabro, già impegnata nell’adeguamento della Basilica Concattedrale di Gerace.