Nonostante i bombardamenti, le aule disintegrate, i libri andati in fumo, ragazzi e ragazze si sono preparati ai test scolastici. «In guerra tutti hanno perso il loro diritto all’istruzione – racconta Yousef Haboub, insegnante dell’Unrwa – ci stiamo avvicinando a tre anni di istruzione interrotta»Appoggiati su assi di legno, o a gambe incrociate sulle stuoie, o stretti su tavolini che una volta ospitavano caffè e ma’moul, (biscotti di pasta frolla ripieni). Non importa in che condizioni, ma gli studenti di Gaza hanno deciso di fare gli esami di fine anno scolastico. Per la prima volta dal 2023, gli allievi della Striscia hanno avuto la possibilità di cimentarsi con i test, perché ci hanno creduto, ma anche perché i professori hanno continuato a insegnare. E lo hanno fatto strenuamente, nBianca SenatoreGiornalista freelance. Dal 2020 percorre alcuni tratti delle rotte migratorie per mettersi, anche se per pochi km, nelle scarpe di chi scappa da guerre, tirannie, fame, distruzioni e soprusi. Ha parlato con uomini e donne, con trafficanti, con mediatori, con attivisti e samaritani. Dal Mediterraneo centrale alla rotta balcanica. Dalle isole dell’Egeo al deserto algerino. Dalla Turchia al confine italo-francese. Sempre sulla strada, per scrivere e mostrare cosa avviene sotto i nostri occhi. Si occupa anche di nord Africa e di Medio Oriente. Si occupa del conflitto israelo-palestinese ed è stata a Gaza nel 2015.
Dare gli esami tra le macerie. A Gaza, la scuola non si arrende
Nonostante i bombardamenti, le aule disintegrate, i libri andati in fumo, ragazzi e ragazze si sono preparati ai test scolastici. «In guerra tutti hanno perso il loro diritto all’istruzione – racconta Yousef Haboub, insegnante dell’Unrwa – ci stiamo avvicinando a tre anni di istruzione interrotta»
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