Ridotto del 31,5 per cento nel penale e del 40,6 nel civile il disposition time, del 90 l’arretrato civile. Risultati ottenuti senza calcolare le protezioni internazionali. I dubbi sul futuro senza fondi UeSulla carta la scommessa è vinta e il ministero della Giustizia ha esultato per il raggiungimento degli obiettivi Pnrr in scadenza il 30 giugno 2026, certificato anche dal Country Report della Commissione europea del 3 giugno scorso. «Un punto di svolta rispetto al passato», l’ha definito il ministro Carlo Nordio in audizione al Senato. E seppure gli obiettivi erano sfidanti e i freddi numeri confermano il traguardo raggiunto, dietro una narrazione rassicurante non tutto è come sembra. Secondo iGiulia MerloMi occupo di giustizia e di politica. Vengo dal quotidiano il Dubbio, ho lavorato alla Stampa.it e al Fatto Quotidiano. Prima ho fatto l’avvocato. Per Domani curo, tra le altre cose, il podcast Per questi motivi e la newsletter In Contraddittorio.
Nordio brinda per il Pnrr: ma la giustizia resta malata
Ridotto del 31,5 per cento nel penale e del 40,6 nel civile il disposition time, del 90 l’arretrato civile. Risultati ottenuti senza calcolare le protezioni internazionali. I dubbi sul futuro senza fondi Ue
Il Pnrr della Giustizia ha ridotto i tempi processuali (−31,5% penale, −40,6% civile) e l'arretrato civile del 90%, raggiungendo i target Ue entro giugno 2026. I dubbi sulla sostenibilità post-finanziamento Ue mettono a rischio la predictability legale cruciale per compliance e governance aziendale.








