Era già tutto scritto, anzi ben disegnato, e chissà se la fantasia ora si trasformerà in realtà. Brasile-Giappone, in programma stasera a Houston (ore 19 italiane), è l’inedita sfida da dentro o fuori nella storia dei Mondiali, ma è anche la profezia manga che si avvera. Milioni di bambini in tutto il mondo, e anche generazioni di calciatori professionisti, sono cresciuti nel mito di Capitan Tsubasa dove il sogno mondiale dei giapponesi si concretizzava proprio contro la Seleçao. E se il nome della serie non vi dice nulla, non preoccupatevi: basta tradurre Capitan Tsubasa in “Holly e Benji”, i cartoni animati comparsi in Italia 40 anni fa, per ricollegare i fili della memoria e avere una botta di nostalgia. Quella dei pomeriggi passati a imitare sui campetti le “catapulte infernali” dei gemelli Derrick oppure il “tiro della tigre” di Mark Lenders, provando ad immedesimarsi nelle speranze dell’attaccante Oliver “Holly” Hutton (nell’originale giapponese Tsubasa Ozora) e del portiere Benjamin “Benji” Price (Genzo Wakabayashi).

Le storie di Yoichi Takahashi hanno avuto più evoluzioni in questi anni, tra manga e anime, ma hanno continuato ad ispirare semplici appassionati, calciatori e anche fuoriclasse come Del Piero, Mbappé, Messi, Iniesta o Aguero (aveva i parastinchi con i volti dei personaggi). Forse neanche il 65enne Takahashi avrebbe mai immaginato di poter assistere un giorno ad un vero Brasile-Giappone che vale un bel pezzo di Mondiale. Non sarà la finale raccontata nell’opera, vinta dai giapponesi con l’immancabile gol di Capitan Tsubasa, ma l’effetto è ugualmente potente. Sui social girano già i frame che rievocano incredibili similitudini: dall’allenatore Roberto Sedinho che assomiglia al ct giapponese Hajime Moriyasu fino ai calciatori brasiliani così simili a Neymar e Vinicius.