Per collaudare l’aereo che promette di attenuare il fragore del boom sonico, la NASA ha dovuto affiancargli un jet che produce un boato assordante. È la sfida affascinante e complessa dell’X-59, il velivolo sperimentale sviluppato con Lockheed Martin Skunk Works nell’ambito della missione Quesst (Quiet SuperSonic Technology).

Nelle ultime settimane il programma ha accelerato con decisione. Il 5 giugno 2026 l’X-59 ha infranto ufficialmente la barriera del suono, volando a Mach 1.1 (1350 km/h) a 13.000 metri di quota, ai comandi del pilota collaudatore Jim “Clue” Less. Il vero traguardo è però arrivato il 12 giugno, quando l’aereo ha raggiunto Mach 1.4 (2.700 km/h) a 16.700 metri di quota. Con questo profilo, il velivolo non solo ha superato la velocità del suono, ma ha operato esattamente nelle condizioni per cui è stato concepito.

C’è tuttavia un aspetto rivelatore: la firma acustica dell’X-59 è stata occultata dal boato dell’F-15 di scorta, incaricato di garantire la sicurezza e di raccogliere i dati in volo. Un dettaglio tecnico che dice molto sulla delicatezza dell’impresa: l’obiettivo non è soltanto la prestazione aerodinamica, ma la riscrittura del rapporto tra velocità, impatto sonoro e accettabilità sociale.