Quattro visite del premier a Pechino in quattro anni e miliardi di capitali cinesi puntati su porti, energia, auto e batterie fatte in Spagna con il marchio made in China. Mentre l'Ue prova a muoversi con la consueta cautela sul dossier Cina, Madrid si dirige nella direzione opposta. Colpa, o merito, delle grandi aziende cinesi in cerca di una base produttiva stabile all'interno del mercato europeo, che hanno individuato nella penisola iberica la destinazione più aperta ad accoglierle. Stando all'ultimo rapporto di Rhodium Group e Merics, nel 2025 quello spagnolo è stato il paese europeo con la crescita più rapida degli investimenti cinesi in particolare nel settore dei veicoli elettrici, seconda solo all’Ungheria in termini assoluti. Ma è sul piano politico che il sorpasso è già avvenuto. Per anni il principale punto di riferimento di Pechino nell'Ue era stato Viktor Orbán. Con la sconfitta elettorale ad aprile contro Péter Magyar, Xi Jinping ha trovato in Pedro Sánchez un nuovo interlocutore in Europa. Alla guida di un'economia più grande, con un profilo internazionale da mediatore e meglio inserito a Bruxelles. Un rapporto che conviene a Pechino, ma anche a un governo che ha fatto della transizione green e del flusso di investimenti industriali i pilastri della propria agenda economica.
Il grimaldello spagnolo. Per fabbriche e capitali, Sánchez spalanca la porta dell'Ue alla Cina
Da Saragozza a Ferrol, passando per Barcellona. La Spagna si sta affermando come base privilegiata in Europa per gli investimenti strategici cinesi, …







