Oltre 70 milioni al Psg e 7 netti a stagione a lui, a Gonçalo Ramos, 25enne, bravo sì ma - pensano molti tifosi con quei soldi avresti preso Tizio e Caio più forti di lui. È pur sempre una riserva nel Psg, vice-Dembelé, e pure nel Portogallo, vice-Ronaldo. E per la povera serie A, è una cifra strana, sborsata così sull’unghia, perché solitamente riservata ai colpacci, ai titolari di altri club, ai calciatori che palesemente faranno la differenza. Ramos non sembra quel tipo di giocatore, ma il mercato delle punte non offre di meglio, anche perché non è scontato convincere un top player a giocare l’Europa League. È anche una cifra che Ramos dovrà portarsi sulle spalle, e sappiamo che non è cosa da tutti. Giocare con l’etichetta di “mister 70 milioni” richiede personalità e, soprattutto, alto rendimento, ma un rendimento da 70 milioni è difficile da raggiungere a meno che tu non sia Haaland o Mbappé o giù di lì. E poi, si sa, il Meazza non perdona, per di più in un momento storico di piena protesta della tifoseria rossonera nei confronti del patron Cardinale. Ecco però è proprio questa la chiave di lettura, anche perché sarebbe stato proprio Cardinale a condurre la trattativa-lampo con il Psg per il nuovo centravanti rossonero. La spesa esagerata va letta anche come messaggio di pace. Una sorta di richiesta di perdono per come sono andati questi anni. Non solo: è anche un annuncio su come si fanno le cose al Milan, d’ora in poi. Non ci sono più le lotte di potere della vecchia dirigenza ma un gruppo di lavoro che riporta all’uomo che decide. Se prima ci si perdeva in discussioni o in incursioni personali (vedi Mateta portato avanti a gennaio dal solo Furlani), ora si chiude una trattativa in due giorni. E non una trattativa qualunque ma quella più onerosa della storia del Milan.