Gianni Infantino è un ospite straordinario, nel senso che quando assegna i suoi amati Mondiali sposa totalmente la causa degli organizzatori. Nel 2018 il presidente Fifa si sperticò in lodi della Russia e di Vladimir Putin, che poi si sarebbe trasformato di lì a poco nel nemico numero uno dell’Occidente. Nel 2022 è rimasto negli annali il discorso “Today I feel Qatari, today I feel Arab”, che al netto dei tempi scenici da attore consumato rendeva bene l’idea del legame con gli sceicchi. Nel 2026, in occasione dei Mondiali americani, anche la Fifa è diventata a stelle e strisce: ha aperto un hub operativo a Miami, spostando negli States una parte importante delle sue attività economiche, e lo stesso Infantino si è trasferito da quelle parti, per non parlare delle sceneggiate con Donald Trump, dal cappellino Maga al premio per la pace dedicatogli. Così non c’è da sorprendersi che anche il sorteggio di questa edizione sia stato particolarmente “casalingo”.
Conclusa l’iniziale e un po’ stucchevole fase a gironi, adesso si entra nel vivo. E uno dei fattori che influenzerà il torneo sarà l’abbinamento fra le squadre. In questo senso una coincidenza (?) balza subito all’occhio: il percorso favorevole in cui sono incanalate le nazionali ospitanti. Messico–Ecuador, Canada–Sudafrica, Usa–Bosnia: tutte e tre giocheranno ai sedicesimi contro avversarie abbordabili, con la concreta possibilità di avanzare agli ottavi, e poi chissà. Non è un caso ma il risultato di un preciso schema adottato dalla Fifa. Come da tradizione, la nazionale padrone di casa è stata dichiarata testa di serie al momento del sorteggio: il fatto però che in questa edizione fossero addirittura tre, e che con 48 squadre le varie fasce fossero molto diluite, ha squilibrato un po’ il tabellone e i gironi, generando degli accoppiamenti molto semplici con l’inizio dell’eliminazione diretta.









