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Pino Citrigno
In città c’è un’aria pesantissima attorno al Cosenza calcio. I tifosi rossoblù stanno vivendo con grande insofferenza questa fase storica del pallone bruzio. Allo stesso tempo, c’è voglia di ripartire e la volontà del tifo organizzato è chiara: riaccendere l’entusiasmo dando vita a un’altra “creatura”. Guarascio non vende il Cosenza? Tanto vale ricominciare: questo il tifoso-pensiero allo stato attuale. Da qui i numerosi appelli agli imprenditori (su tutti Alfredo Citrigno e Vincenzo Rota, ma non solo loro) che hanno provato senza fortuna – eufemismo – a dar vita a trattative per rilevare la società guidata dal patron originario di Parenti. Tutto si è dissolto, come una bolla di sapone. Alla finestra, seppur per altri motivi, resta anche il re delle sale cinematografiche cittadine, Pino Citrigno, che gioca un ruolo comunque importante nella vicenda, essendo il proprietario del marchio “Cosenza 1914”. Lo stesso che, a più riprese, si è detto disposto a donare qualora si presentassero degli imprenditori seri a gestire il calcio bruzio. «Lo confermo, il “lupo” resta sempre nella cassaforte ma non ci resterà in eterno. Sono disposto a darlo, ma devo “vederci” qualcosa. Guarascio? Non vedo l’intenzione di cedere. Qualora si volesse ripartire con un’altra realtà, però, non si dovrebbero commettere gli errori del passato». Da qui, la mente spazia verso ricordi agrodolci del passato, che lo hanno visto protagonista di una compagine societaria che, inizialmente, infiammò la piazza bruzia ma poi si avviò verso un altro fallimento. Per una breve fase, Citrigno indossò anche i gradi di presidente. «C’era un entusiasmo pazzesco. Inizialmente fummo in grado di portare anche 8-9mila spettatori nelle gare casalinghe in serie D. Non sbagliammo affatto la partenza: ci presentammo al cinema Citrigno, al cospetto di una platea nutritissima di tifosi, con le prime sorprese: dietro una tenda erano assiepati i fratelli Ambrosi (il portiere Stefano e l’attaccante Alessandro: ndr), oltre al bomber Vincenzo Cosenza. In quell’istante la gente capì che stavamo facendo sul serio. Poi, dopo le promozioni e i primi anni in C, arrivarono le difficoltà. Cosa sbagliammo? Per guidare le società c’è bisogno di imprenditori molto solidi, in grado di mettere sul piatto milioni di euro. Ecco, se si vuole far ripartire il calcio a Cosenza non basta un solo temerario, ma neanche due: c’è bisogno di un gruppo che possa dar vita a un progetto a lungo termine. L’entusiasmo non è sufficiente ci vuole una base economica certa. Mi auguro che l’imprenditoria cosentina risponda “presente”, altrimenti la vedo dura. Di sicuro, così non si può più andare avanti, è triste vedere una passione che sta scemando in maniera così netta. Cosenza è una piazza prestigiosa che ha sempre vissuto di calcio. Oggi, purtroppo, il legame con il pallone è sceso ai minimi storici».







