Di: Massimiliano Herber (con Fabien Ortiz), corrispondente RSI negli Stati UnitiBill Bradley ha 82 anni ed è abituato a stare sotto i riflettori. Negli anni del college a Princeton il suo talento cestistico fu raccontato dal premio Pulitzer John McPhee (autore, tra gli altri, de Il formidabile esercito svizzero). La sua carriera nel basket professionistico è stata coronata da due anelli NBA con i New York Knicks tanto da entrare a far parte della Hall of Fame della pallacanestro americana. L’avventura politica che ne è seguita, dopo 18 anni in Senato, si è fermata alla corsa alla nomination per la Casa Bianca nel 2020. La definizione “larger than life” suona come un cliché, ma non solo per quell’etichetta accollatagli sin dagli esordi sportivi - “All American Boy” - Bradley può raccontare come pochi un Paese che negli anni ha attraversato, conosciuto, rappresentato.L’ha fatto scrivendo sette libri, ancora oggi registra un podcast e due anni fa ha, addirittura, portato a teatro una pièce intitolata “Rolling Along”, dove partendo dal Mississippi del suo stato natale racconta la sua vita: dall’infanzia a Crystal City, Missouri, alla politica di Washington passando da New Jersey e New York. Nel suo percorso, ricorda al Telegiornale RSI, c’è anche una tappa fondamentale a Milano, “dove ho imparato a vincere”. Nella stagione 1965-66, mentre studia a Oxford grazie a una borsa di studio Rhodes, gioca nell’allora Simmenthal portando la squadra del capoluogo lombardo alla vittoria della Coppa dei Campioni.Bill Bradley basket, didascalia: Bill Bradley quando giocava per i New York KnicksRolling Along/YTAll’incontro per Il Faro del TG arriva con qualche minuto di ritardo e si scusa immediatamente per la voce un po’ roca, “Vengo dalle prime prove di un cabaret”, si giustifica schiarendosi la voce. Un altro spettacolo?, chiedo. “Musicale”, risponde, e dinanzi all’incredulità dell’intervistatore inizia a cantare un brano di Van Morrison del 1984, Sense of Wonder. “La capacità di meravigliarsi, aggiunge, questa è la cosa più importante da imparare, a ogni età”. L’intervista tecnicamente non è ancora iniziata ma, Bradley ha già dato una notizia e offerto una risposta che spiazza. Bill Bradley con Massimiliano Herber durante l’intervista a New YorkRSIQuando la telecamera si accende l’ex Senatore americano ha ripercorso la sua vita, avendo sempre come guida interiore il monito della nonna “Non guardare mai nessuno dall’alto in basso”; la lezione dello sport; il segreto dei suoi successi NBA e il perché ha deciso di entrare in politica. Da Democratico (fu battuto nel 2020 da Al Gore) il suo sguardo sulla politica (“troppi interessi personali, avidità, ricerca del potere e arricchimento individuale”) e sulla Presidenza Trump sono severissimi, dall’accusa di corruzione alla recente entrata in guerra, e poi, spiega “ragiona sempre in termini di: io vinco, tu perdi. Se vinco io, perdi tu. Non è così che si può costruire l’America”. Ma invita, però, a non additare l’attuale leadership della Casa Bianca come un alibi. “Ciascuno di noi deve interrogarsi”, provoca… E infine - a favore degli obiettivi RSI - lo ripete anche in musica, ricorrendo sempre a Van Morrison.L’intensa chiacchierata è interrotta solo da un messaggio della figlia, che gli ricorda un imminente impegno. “Devo andare al Garden, rivela con lo sguardo vivace, non posso perdermi la partita dei Knicks…”.