Francesca Woodman torna a Roma quasi cinquanta anni dopo il suo ultimo soggiorno con una mostra nella galleria Gagosian, dove sono esposte una cinquantina di foto, molte realizzate proprio a Roma e tutte stampate dall’artista; un compendio esaustivo del suo ricco immaginario, dove emerge il suo rapporto con l’arte classica, l’elemento narrativo e poetico dei suoi scatti, e la sua affinità con l’estetica surrealista: Lately I Find a Sliver of Mirror Is Simply to Slice an Eyelid, fino al 31 luglio.
Tutto il suo lavoro si concentra nel decennio degli anni settanta, da quando riceve in dono da suo padre la sua prima macchina fotografica a tredici anni a quando muore prematuramente a New York nel 1981. Appena diciannovenne partecipa al programma di studi overseas offerto dalla prestigiosa Rhode Island School of Design di Providence, nella sede romana di Palazzo Cenci, dal maggio 1977 all’agosto 1978: un anno in Italia per entrare in contatto diretto con l’arte rinascimentale e non solo, una sorta di Grand Tour esclusivo. Basata sulle stesse premesse del Bauhaus tedesco, RISD dava priorità a un training interdisciplinare, con un approccio non gerarchico tra arte, artigianato e tecnologia, e un programma di studi molto rigoroso. Francesca è però capace di muoversi a Roma con una traiettoria tutta sua (parla e scrive in italiano). La sua conoscenza dell’arte infatti è già formata, grazie ai suoi genitori – gli artisti George e Betty Woodman, un pittore e una ceramista appassionati di arte classica –, che la portano in Italia per la prima volta nel 1959 quando lei ha appena un anno, tornando più volte negli anni sessanta, e poi stabilmente dal 1969 ogni estate nella loro casa ad Antella, vicino a Firenze, visitando con lei musei e siti archeologici in Italia e in Grecia.








