Di seguito un articolo della testata israeliana +972, pubblicato prima della protesta del 26 giugno nella Striscia di Gaza.
Nelle tende logore e nei rifugi sovraffollati della Striscia di Gaza assediata, nelle ultime settimane ha preso forma un appello a una mobilitazione di massa per rivendicare i diritti fondamentali della popolazione: «Vita, dignità e libertà».
Secondo quanto riportato, il giornalista e attivista palestinese con base in Egitto Abdul Hamid Abdul Ati è stato il primo a lanciare l’appello per una «rivoluzione del 26 giugno». «Questa campagna è nell’interesse pubblico e serve a salvare ciò che ancora può essere salvato di una realtà che grava pesantemente sul popolo di Gaza», ha scritto Abdul Ati, noto critico di Hamas. «Siamo un unico popolo, unito dal dolore e da un destino comune… e l’unità resta la strada più breve per proteggere tutti».
È difficile stimare quale sia l’effettiva portata del cosiddetto «Movimento del 26 giugno» sul terreno, poiché Abdul Ati e altri importanti attivisti che promuovono le proteste vivono fuori da Gaza: alcuni sono stati costretti a lasciare la Striscia durante la guerra israeliana, altri erano emigrati già da anni. Alcuni sono vicini al partito Fatah del presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas, mentre altri sono politicamente indipendenti.








