Terza denuncia in tre mesi per la 28enne. La cuoca sarebbe stata costretta a sforzi fisici estremi nonostante una gravidanza a rischio. L'agenzia avrebbe poi offerto denaro per insabbiare il caso

Per la ventottenne Kylie Jenner, una delle figure più in vista della famiglia Kardashian, essere denunciata dai propri ex dipendenti per abusi sul posto di lavoro sta diventando una abitudine. Dopo le citazioni in giudizio dello scorso aprile da parte dell’ex addetta alle pulizie Angelica Vasquez e, meno di due settimane dopo, di Juana Delgado Soto, una terza accusa si abbatte sulla star. Questa volta arriva dalla sua ex chef privata che sostiene che i turni estenuanti e i compiti fisicamente massacranti a cui era sottoposta le avrebbero causato un aborto spontaneo. I documenti, presentati presso la Corte Superiore di Los Angeles e ottenuti dal Los Angeles Times, descrivono un ambiente di lavoro tossico. Nonostante la chef avesse informato tempestivamente i superiori della sua gravidanza a rischio, sarebbe stata sistematicamente obbligata a fare turni di 11-12 ore al giorno e a svolgere mansioni pericolose per la sua salute.

Lo sforzo a Capodanno e il crollo alla festa di compleanno

Secondo la testimonianza inclusa nella denuncia, la donna fu assunta intorno al Giorno del Ringraziamento del 2024. Pochi giorni dopo, a inizio dicembre, comunicò ai superiori, anch’essi citati in giudizio, di essere incinta di tre mesi e di «aver bisogno di accomodamenti ragionevoli per proteggere la sua salute e la gravidanza». La risposta del management, tuttavia, sarebbe stata di totale ostilità. L’apice della pressione fisica sarebbe stato raggiunto la notte di Capodanno, quando i superiori le ordinarono di «sollevare e trasportare cibo pesante attraverso la strada e in salita, senza aiuto». Un compito insostenibile per la donna che, come si legge nelle carte, «iniziò ad avere vertigini, ad ansimare e a sentirsi soffocare, ed ebbe bisogno dell’assistenza del personale di sicurezza, che intervenne fornendole acqua e supporto».