“Allo stato delle indagini non sussistono i gravi indizi di colpevolezza” che possano giustificare l’applicazione della duplice richiesta di interdizione dai pubblici uffici e dall’attività di impresa formulata dal pm Francesca Delcogliano per i cinque indagati, tra dipendenti della Regione, direttore tecnico, dei lavori, della ditta appaltatrice, il responsabile unico del procedimento e collaudatore, sotto inchiesta a vario titolo per frode nelle pubbliche forniture, truffa, falsità commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte irregolarità nella ricostruzione del litorale ionico Copanello-Punta Stilo. Si tratta di Ignazio Aquilino, 66 anni, residente ad Agrigento; Giovanna Chiodo, 63 anni, residente a Rende; Rosa Maria Gallelli, 60 anni, residente a Badolato; Stefania Romanò, 51 anni, residente a Vibo e Olga Saraco, 63anni, residente a Guardavalle. Il gip del Tribunale di Catanzaro Piero Agosteo ha respinto la richiesta della Procura sul presupposto che le conclusioni rese “dal consulente sulla non corretta esecuzione delle opere appaiono fondate su argomentazioni generiche e prive di adeguato supporto tecnico, che non risultano sorrette da verifiche rigorose. Del resto anche dalle immagini satellitari depositate dalle difese non emergono elementi idonei a comprovare la mancata effettiva realizzazione delle barriere. Corretta la gestione dell’opera in corso di esecuzione e non vi sono ipotesi di inadempimento.
Truffa in Regione per realizzare opere sul litorale jonico Catanzarese, respinta la richiesta della Procura: nessuna interdittiva agli indagati (Calabria 7)
"Allo stato delle indagini non sussistono i gravi indizi di colpevolezza" che possano giustificare l'applicazione della duplice richiesta di interdizione dai







