Non ha reiterato la duplice richiesta di interdizione dai pubblici uffici e dall’attività di impresa il pm Francesca Delcogliano per i cinque indagati, tra dipendenti della Regione, direttore tecnico, dei lavori, della ditta appaltatrice, il responsabile unico del procedimento e collaudatore, indagati a vario titolo per frode nelle pubbliche forniture, truffa, falsità commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte irregolarità nella ricostruzione del litorale ionico Copanello-Punta Stilo. Si tratta di Ignazio Aquilino, 66 anni, residente ad Agrigento; Giovanna Chiodo, 63 anni, residente a Rende; Rosa Maria Gallelli, 60 anni, residente a Badolato; Stefania Romanò, 51 anni, residente a Vibo e Olga Saraco, 63anni, residente a Guardavalle.
La versione degli indagati
Durante l’interrogatorio preventivo alla sospensione dal lavoro, inizialmente richiesto dalla Procura, gli indagati, difesi dagli avvocati Salvatore Staiano, Domenico Pietragalla, Alice Piperissa, Giuseppe Pitaro e Roberta Pizzì hanno argomentato la correttezza del loro operato. Niente carte false sulla quantità di materiali o lavorazioni impiegati nei cantieri, su opere difformi rispetto a quanto previsto nel progetto esecutivo, nessun raggiro per indurre in errore la Regione Calabria a disporre acconti sui lavori eseguiti per un importo di oltre un milione di euro sulla base di una documentazione mendace. E a supporto del loro dichiarato davanti al gip Piero Agosteo è stata presentata cospicua documentazione. Adesso si attendono le determinazioni del giudice per le indagini preliminari su un provvedimento, quello interdittivo, in prima battuta richiesto dal pm, ma su cui, sulla base di quanto è stato riferito dagli indagati nell’udeinza camerale a porta chiuse, non ha insistito.






