Ogni estate, puntuale come il caldo e le zanzare, arriva anche il Prime Day. Quest'anno quattro giorni di offerte, dall'8 all’11 luglio, in cui Amazon promette sconti esclusivi per gli abbonati al servizio Prime. Una sorta di Black Friday estivo in versione digitale, che in pochi anni si è trasformato in un fenomeno globale e – soprattutto – in un formidabile acceleratore dei consumi online. Anche in Italia, dove milioni di utenti si preparano a cliccare «acquista ora» con la stessa leggerezza con cui accendono il ventilatore. Ma c’è un lato che resta fuori dalle newsletter patinate e dalle homepage scintillanti: quello ambientale. E allora la domanda è semplice, ma cruciale: è possibile vivere il Prime Day in modo più sostenibile?

Amazon e la sostenibilità: marketing o impegno concreto?Amazon, da parte sua, sostiene di aver intrapreso un cammino ambizioso sul fronte della sostenibilità ambientale. A livello globale ha lanciato il «Climate Pledge», un impegno a raggiungere le zero emissioni nette di Co2 entro il 2040. In Italia, i centri di distribuzione sono sempre più spesso alimentati da fonti rinnovabili: secondo quanto comunicato dall’azienda, nel 2023 Amazon ha raggiunto il suo obiettivo di alimentare il 100% delle sue attività globali, compresi i data center, con energia rinnovabile, con sette anni di anticipo rispetto all'obiettivo fissato per il 2030. Sul fronte logistico, sono stati introdotti imballaggi più leggeri e – in alcune strutture, come quella di Castel San Giovanni (Piacenza) – si è eliminata la plastica monouso dalle confezioni. In Europa, Amazon ha inoltre sostituito i sacchetti di plastica monouso e i cuscini d'aria con imballaggi in carta e cartone riciclati e riciclabili al 100% per tutti gli articoli spediti dalla sua rete logistica. Dal 2019, questo cambiamento ha contribuito a eliminare l'uso di oltre un miliardo di sacchetti di plastica monouso nella rete di distribuzione europea. Un bilancio positivo? Dipende.Se guardiamo alle promesse aziendali, i numeri sono incoraggianti. Ma se osserviamo l’impatto concreto del Prime Day, la situazione appare molto meno virtuosa. Le vendite si impennano in pochi giorni, costringendo la macchina logistica ad accelerare e moltiplicare gli sforzi. Più spedizioni, più resi, più rifiuti da imballaggio. Secondo i dati raccolti da Statista, oltre il 30% degli articoli acquistati online viene restituito. Un dato che durante eventi promozionali come il Prime Day può aumentare ulteriormente. E ogni reso non è solo un fastidio: è una doppia spedizione, un doppio processo di gestione, un potenziale spreco se il prodotto non viene reinserito nel ciclo di vendita. Non tutto quello che torna, infatti, viene ricondizionato: una quota significativa – specie tra i prodotti a basso valore o danneggiati – finisce smaltita o svenduta a liquidatori.