Dal 23 al 26 giugno Amazon riporta il suo Prime Day (qui il nostro speciale in continuo aggiornamento), anticipato quest'anno a giugno dopo anni di appuntamento in luglio, con quattro giornate di sconti riservate agli abbonati Prime (qui un approfondimento su come funziona l'abbonamento Amazon Prime) e migliaia di prodotti coinvolti. È l'occasione che molti aspettano per chiudere un acquisto rimandato, e la pressione a decidere in fretta, complici i conti alla rovescia e le offerte a tempo, è parte del meccanismo. Proprio per questo vale una premessa che dovrebbe accompagnare ogni stagione di saldi: la parola «offerta» stampata su un cartellino non è la garanzia che quello sia il prezzo più basso disponibile. Spesso lo è. In diversi casi, però, no. Lo abbiamo verificato prendendo alcune delle promozioni di punta annunciate per questi giorni e confrontandole con il mercato reale, cioè con il miglior prezzo già praticato altrove nello stesso momento, storico dei prezzi alla mano. Il risultato è che diversi prodotti molto richiesti, presentati come affari del Prime Day, oggi si trovano a meno presso altri venditori. Il tema è tutt'altro che marginale, perché il modo in cui si comprano le offerte è cambiato. Sempre più persone affrontano il Prime Day di corsa, fidandosi della prima risposta che trovano: il banner che annuncia la percentuale, la classifica dei «più venduti», o il consiglio rapido chiesto a un assistente conversazionale che riassume le promozioni ma non confronta lo storico dei prezzi (abbiamo approfondito il tema qui). È un'abitudine comprensibile, vista la mole di offerte e il poco tempo a disposizione, ma è anche quella che fa pagare di più.