BORGORICCO (PADOVA) - Eleonora Bigon avrebbe compiuto 22 anni tra qualche mese. Aveva due sorelle, Lucrezia di 19 anni e Alice. Lucrezia sta studiando anche lei per gli esami di maturità, ma l'incidente di ieri ha spento qualsiasi interruttore. Ora è tempo di lacrime.Lucrezia, chi era Eleonora? «Era una seconda mamma. Io sono la più piccola, lei era sempre pronta ad aiutarmi. Se sbagliavo qualcosa al lavoro, a casa, si prendeva lei la colpa. Era una ragazza piena di gioia, un vulcano, tant'è che ultimamente mi diceva spesso di svegliarsi felice e di non veder l'ora di scoprire cosa le avrebbe riservato la giornata. L'energia che aveva è indescrivibile, non stava un attimo ferma».
Aveva appena sostenuto l'ultimo esame e stava per laurearsi, che studentessa era? «Anche lì non si fermava mai. Studiava a Venezia e faceva la pendolare, lasciando la macchina alla stazione di Maerne. Per la sua tesi di laurea magistrale stava progettando uno sgabello realizzato con gli scarti della birra. Era così entusiasta che passava le notti in bianco a scrivere per riuscire a laurearsi a luglio».La stavi aiutando, vero? C'è un aneddoto recente che vuoi raccontare? «Sì, proprio la settimana scorsa l'avevo accompagnata a Venezia perché doveva portare il progetto. Immaginate la scena: eravamo noi due in giro per tutta Venezia e in treno, sotto il caldo, con dei cuscini enormi da trasportare. Era faticoso, ma è stato un momento bellissimo e divertentissimo insieme. Proprio in quell'occasione mi sono resa conto di quanto fosse amata: all'università la cercavano tutti».Oltre allo studio, Eleonora aveva mille passioni ed era anche una sportiva... «Era stata campionessa regionale di karate da piccola, ma si occupava anche di grafica. Aveva persino disegnato la copertina di un libro usando il mio iPad»Avevate già organizzato la festa per la laurea? «Si, e sarebbe stata tutta gialla perché era il suo colore preferito. Avevamo già iniziato a organizzare la festa di laurea qui a casa, vicino alla piscina, e lei voleva che fosse tutto giallo: i confetti, le decorazioni, e mi aveva chiesto persino di farle le unghie gialle per quel giorno».Giovedì sera purtroppo tutto è finito, come sono stati i momenti prima di sapere cosa fosse successo? «Non vedendo i messaggi arrivare, abbiamo iniziato a preoccuparci, anche se sapevamo che aveva il telefono scarico. Io e l'altra mia sorella siamo andate verso la stazione per vedere se fosse rimasta a piedi, anche se sapevamo che era talmente in gamba che un modo per contattarci l'avrebbe trovato. Arrivate alla rotonda abbiamo visto le luci dei pompieri. Ho visto la macchina grigia nel fosso e ho capito subito. C'era già il lenzuolo steso su di lei. Non potrò mai dimenticare una scena così. Non mi sembrava vero, sono riuscita a non piangere per un'ora solo perché ero pietrificata»Cosa ti resta di lei e dei vostri ultimi momenti insieme? «Due sere fa, mentre andava a dormire, mi aveva chiesto di farle compagnia mentre studiava e io le dissi di no. Per scherzare, come facevamo sempre, mi disse: "Quando morirò un giorno ti pentirai". Quella frase ora mi tormenta».Lo farai per altri mille giorni e in mille momenti intimi della tua vita, ma oggi vuoi salutarla? «No, perché vorrei fosse qui. Ma Eleonora non vorrebbe vederci tristi. Mi ha sempre spronata a viaggiare, a fare esperienze, a non aver paura. Adesso voglio impegnarmi io per fare quello che lei non è riuscita a finire. Non vogliamo sprecare la sua vita, vogliamo darci da fare per onorare la sua gioia di vivere».







