«Vedere altri lavoratori coraggiosi che si facevano sentire in Microsoft mi ha dato la forza di fare lo stesso. Invito tutti a informarsi e a non pensare che i problemi degli altri non siano i nostri solo perché sono lontani da noi. Il sionismo sta influenzando la nostra vita quotidiana in modo terribile. Essere informati, protestare e boicottare sono le nostre armi più potenti». Così Nour, che preferisce rendere noto solo il suo nome per timore che la sua sicurezza venga messa in pericolo, ha detto a Domani pochi minuti prima che terminasse il suo ultimo giorno in Microsoft, il colosso tecnologico statunitense, una delle più grandi aziende al mondo per la produzione di software, cloud computing e Ia.
Lavorava da quasi due anni vicino a Milano come tecnico degli ambienti critici in un data center, cioè una di quelle strutture in cui sono contenuti server e sistemi per l’elaborazione e l’archiviazione di dati, che Microsoft ha aperto anche nel Nord Italia. Il suo compito, spiega, consisteva nel garantire il funzionamento sicuro e affidabile delle infrastrutture, incluse quelle necessarie all’alimentazione, al raffreddamento e alla sicurezza della sede.
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