"Nel corso dei secoli e al variare dei periodi storici il popolo ebraico è stato sottoposto, da parte degli Stati in cui erano presenti le loro comunità, a discriminazioni, proibizioni, espulsioni, deportazioni e altre forme di intolleranza che ancor oggi accadono nel mondo e che tutti noi conosciamo". A ricordarcelo è Edmondo Luchetti, noto appassionato di ricerche storiche negli archivi, su temi soprattutto locali.

"Anche lo Stato della Chiesa emanò disposizioni e leggi riguardo le comunità ebraiche che abitavano nei territori pontifici. Ovviamente in antico regime anche i feudatari, che pur governavano con mero e misto imperio per concessione della Santa Sede territori più o meno ampi all’interno dello Stato Pontificio – da noi il Ducato d’Urbino ad esempio –, non potevano ignorare del tutto le disposizioni del Papa e anche se di diverso avviso a volte “obtorto collo” in qualche modo dovevano assecondarle. Nel Ducato di Urbino le comunità ebraiche più numerose erano concentrate a Urbino, Pesaro e Senigallia, ma anche in altri piccoli centri, ad esempio Fossombrone, Apecchio, in alcuni periodi storici erano presenti famiglie ebraiche. Nello Stato di Urbino i duchi non furono mai fanatici persecutori degli ebrei, e sotto il loro governo, seppur con alcune restrizioni, le comunità ebraiche convivevano pacificamente con la comunità cristiana. Nel corso di altre ricerche casualmente ho trovato in un volume a stampa cinque bandi ducali che riguardano gli ebrei del Ducato di Urbino, sicuramente saranno in qualche modo già noti, ma vale la pena rispolverarli e leggerli anche oggi. Il primo porta la data di Pesaro 12 maggio 1574 e si intitola “Hebrei portino il segno, e osservino la Bolla pubblicata dal B. Pio V del 1566”. In pratica il duca Guidubaldo II aveva riscontrato che la bolla pontificia era disattesa e quasi inapplicata; per assecondare il pontefice così stabiliva: “Intendendo Noi con grandissimo dispiacere che la buona e santa provvisione fatta dalla Santità di Pio V in reprimere la grande insolenza degli hebrei, e levare le fraudi che sogliono usare a danno de’ christiani ne i negoti che hanno con loro, come appare per la bolla sopra ciò pubblicata del 1566, non viene nello stato nostro in molte parti esseguita contro la mente nostra, dopo haverla notificata ad essi hebrei. Però ordiniamo e comandiamo che tutti gli hebrei abitanti al presente, o veniranno per l’avvenire ad habitare in qualunque luogo dello Stato e dominio nostro, siano obbligati a servare, quanto si contiene circa il loro particolare in detta bolla, portando anche il segno giallo che sarà ordinato da noi, acciocché siano conosciuti da christiani…”. I contravventori sarebbero incorsi nella pena di duecento scudi. La Bolla di Pio V inasprì ulteriormente le restrizioni già introdotte nel 1555 da papa Paolo IV, ma non entrò mai in vigore ad Avignone (feudo papale) e a Benevento exclave pontificia nel regno di Napoli".