I giochi dell’estate cominciano ora: Geolier detta le sue regole, Ditonellapiaga fa satira, Francesca Michielin comanda colore.

Talvolta pare che chi si occupi di musica provi un piacere sottile nel constatare che è stato tutto già detto, scritto, suonato, cantato e comunicato. E quindi, quelle rare volte che si assiste a una vera sorpresa, il piacere è doppio. Il 2 giugno, quindi prima della tradizionale data delle uscite (il venerdì), l’etichetta di Kendrick Lamar pgLang ha lanciato senza preavviso una nuova artista, Imani Imani, pubblicando immediatamente il suo album, Papercut, senza singoli, senza campagne, senza nulla. Solo le canzoni, sviluppate lontano da occhi e orecchi indiscreti, e il passaparola, per un’artista virtualmente sconosciuta (compariva nei crediti di una canzone di Lamar del 2024, mai pubblicata ufficialmente). Un lavoro da etichetta di una volta, dice quella parte di me che sente il bisogno di ricollegare tutto all’esperienza passata. Ma che sia una strategia nuova o meno, quello che conta è che costringe tutti a fare una cosa molto fuori moda: ascoltare effettivamente la musica per poterla giudicare. (Nel caso di Imani Imani è R&B con bassi titanici, sufficientemente futuristico da poter essere messo accanto a SZA e Frank Ocean, con testi d’amore che parlano soprattutto di assenza). Anche qui promettiamo la stessa cosa: ascoltare, non per elargire voti, ma per aiutare a capire insieme il nostro panorama sonoro condiviso.