Tentato femminicidio. È l’accusa contestata dalla Procura di Monza nella conclusione delle indagini preliminari per Sergio Laganà, l’uomo di 43 anni che lo scorso gennaio ha accoltellato la moglie 31enne, da cui si stava separando, nell’appartamento della coppia in viale Europa a Muggiò e dopo è andato a costituirsi dai carabinieri con i vestiti ancora sporchi di sangue. Era scattato l’arresto, poi convalidato dalla gip del Tribunale di Monza, Angela Colella, che aveva confermato la misura di custodia cautelare più pesante chiesta dal pm Nicola Balice e non quella degli arresti domiciliari che era stata proposta dalla difesa di Laganà. La giudice aveva confermato l’accusa iniziale di tentato omicidio aggravato e non l’ipotesi di tentato femminicidio, ritenuta però probabile per la presunta "limitazione della libertà della donna" dopo la decisione della separazione dal marito e ora confermata dopo avere sentito anche la versione del fatto fornita dalla moglie, lungamente ricoverata all’ospedale San Gerardo di Monza. "È stata lei a puntarmi contro il coltello. Io ricordo di avere portato il nostro bimbo in un’altra stanza e poi nella mia mente si è spenta la luce", ha raccontato il 43enne nell’interrogatorio davanti alla gip nella casa circondariale di via Sanquirico.
Le coltellate alla moglie. L’accusa per il 43enne è tentato femminicidio
La Procura ha chiuso le indagini preliminari nei confronti di Sergio Laganà. Lo scorso gennaio l’aggressione alla donna nella casa di viale Europa.






