La riforma sui medici di famiglia è stata un travaglio. E ha evidenziato una volta di più le tensioni tra i partiti di maggioranza e l’ex rettore dell’Università di Roma Tor Vergata. Scelto in quanto profilo tecnico. Ma che sembra lavorare da separato in casa.

Al momento della nomina al ministero della Salute, c’era chi rassicurava: Orazio Schillaci sarà anche un tecnico, ma non è un battitore libero e soprattutto sa fare gioco di squadra. In quattro anni di governo Meloni però il ministro è apparso più volte isolato. Guardato con diffidenza dagli alleati di una coalizione di centrodestra che fatica a stare alle sue regole del gioco.

Schillaci con la famiglia il giorno del giuramento del governo Meloni (foto Ansa).

La guerra sfiorata e poi rientrata contro i medici di famiglia

L’ultimo segnale è arrivato con le polemiche che avevano bloccato momentaneamente la riforma sui medici di famiglia nelle case di comunità. Il testo proposto dal ministro era deflagrato in un nulla di fatto a causa della contrarietà dei partiti di maggioranza. Una mossa che, hanno spiegato a Lettera43 fonti tra le fila di Forza Italia, era stata compiuta con l’obiettivo di «dare avvio alle case di comunità senza però snaturare la figura dei medici di famiglia». In parole più schiette, per «evitare una guerra con la categoria».