di
Paolo Condò
Il timing del fondo rallenta il mercato, una discrepanza alla quale i nerazzurri dovrebbero porre rimedio
Le storie di mercato relative a Marco Palestra e Nico Paz non sono uguali e nemmeno assimilabili, se non per la presenza dell’Inter sulla scena, pesantemente nel primo caso, in modo molto più sfumato nel secondo. La notizia fresca è la decisione del Como di aderire alla proposta del Real Madrid e di acquistare il cartellino dell’argentino per 60 milioni (in realtà 50, visto che il Real deve prima versarne 10 per il diritto di riacquisto): si tratta comunque di un investimento enorme per il bacino del Como, garantito però dal valore del giocatore, che ha spinto molto per questa soluzione. Nico non ha ancora 22 anni, con Cesc Fabregas ha trovato l’habitat naturale per sviluppare al meglio il suo talento ed è comprensibile il desiderio di affrontare la prima Champions dentro all’ecosistema calcistico che l’ha fatto diventare quello che è. Il Como è consapevole di non poterselo permettere per sempre, la stessa reiterazione della «recompra» madridista — ma stavolta a 80 milioni — lo rassicura a proposito del Fair Play finanziario, i cui effetti ovviamente non scattano quest’estate, ma a partire dalla prossima se le cifre di questa non quadreranno. E Nico in ogni caso sarà un assegno circolare, a maggior ragione dopo una stagione che si annuncia estremamente ambiziosa, come prova la stessa permanenza di Fabregas, non meno seguito di Paz a livello internazionale. Dopo Inter e Napoli, il Como sarà la terza candidata allo scudetto.









