Il libro di Renata Freccero è un accuratissimo, appassionante spaccato della Parigi anni '20 e un ritratto profondo di Amedeo Modigliani

di

Aldo Cazzullo

Ci sono volti che non si dimenticano, ma ci sono sguardi che continuano a interrogarci anche quando le pupille rimangono vuote, vitree come quelle delle statue. Amedeo Modigliani, per tutti “Dedo” o “Modì” (ma anche “Maudit”, maledetto), non dipingeva gli occhi di una persona finché non ne avesse conosciuto l’anima. Nel 1926, un giovane uomo di nome Gérard insegue il fantasma di questo genio italiano, l’artista che dava forma all’invisibile.

Dedo scolpiva nel cortile di Cité Falguière, sgrossando blocchi di pietra arenaria: il marmo, per lui, era un lusso insostenibile. Al suo arrivo a Parigi era un ragazzo mite, pieno di speranze. Poi, minato dalle difficoltà economiche e dalla tubercolosi, si sentì maledetto.