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Carlo Passerini, nostro inviato a Dallas
L'ex interista è al quinto Mondiale. È entrato durante la partita con la Svezia finita 1-1 che ha certificato la qualificazione ai sedicesimi per il Giappone. Il suo segreto per correre senza stancarsi? Prugne salate
«Mamma mia». Mentre dalle tribune del Dallas Stadium migliaia di fan giapponesi con la maglia blu e la bandierina tatuata sulle guance gli urlano «arigato», «grazie», Yuto Nagatomo spiazza tutti con un’esclamazione in italiano alla tv di Tokyo. Segno che il nostro Paese, dove ha giocato fra 2010 e 2018, con Cesena e soprattutto Inter, dove ha giocato per otto stagioni segnando 11 gol in 210 partite e vincendo una Coppa Italia, gli è rimasto nel cuore. Non era un periodo eccezionale, per il club nerazzurro. Ma quel terzino sinistro tutto corsa e sacrificio a Milano si fece voler bene. Una cosa è certa: la lingua non l’ha scordata. «Per me già essere qui è un’emozione, ma ora voglio arrivare fino in fondo, il Brasile è forte ma possiamo batterlo» ha aggiunto.
Sulla fronte aveva lo hachimaki, la fascia tradizionale simbolo di impegno e perseveranza. A quarant’anni sta disputando il suo quinto Mondiale: non arriverà forse a sei come Messi e Cristiano Ronaldo, ma è già un traguardo formidabile. E soprattutto inatteso. Tanto che le sue lacrime nel giorno della convocazione da parte del commissario tecnico Hajime Moriyasu hanno fatto il giro del mondo. A riprendere la sua reazione è stato il Tokyo Fc, club dove gioca dal 2021. «Provo solo un’enorme gratitudine, è un’emozione travolgente, ce l’ho fatta» erano state le sue prime parole.














