HomeForlìCronacaL’opera lirica al Giardino Gio. Apre il ‘Flauto magico’ di MozartEcco la nuova rassegna estiva ideata dall’associazione 50&Più di Forlì insieme a ConfcommercioDa sinistra Andrea Panzavolta, Roberto Vignatelli e Roberto Martini (Frasca)Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciForlì porta la lirica nel cuore del centro e prova a usarla per leggere il presente. Nasce così ‘A Sophia piace l’opera. Tre incontri sulla filosofia dell’opera lirica’, nuova rassegna estiva ideata dall’associazione 50&Più di Forlì insieme a Confcommercio, che al Giardino Giò inaugura un ciclo pensato per affiancare il già consolidato e autunnale ‘Passioni in musica’. Nella rassegna l’opera viene trattata come un dispositivo culturale: dentro i melodrammi si accumulano miti, simboli e tensioni che continuano a parlare all’oggi, mettendone in luce contraddizioni e nodi irrisolti. Non interessa spiegare la musica, ma usarla per pensare.

Per questo ogni incontro entra subito in medias res, evitando introduzioni e tecnicismi e costruendo un percorso di ascolto, dove il commento del relatore Andrea Panzavolta sarà accompagnato e arricchito da clip tratte da celebri film, quadri, costanti riferimenti letterari. Il programma parte martedì 30 giugno con ‘Il ritorno della notte’, dedicato al ‘Flauto magico’ di Mozart, dove il tema non è la fiaba ma il conflitto tra luce e oscurità, conoscenza e inganno. Il secondo appuntamento, il 6 luglio, si intitola ‘Elogio del parricidio’ e mette insieme Verdi e Wagner – ‘Aida’, ‘Traviata’ e ‘I maestri cantori’ – per lavorare sulla frattura radicale del rapporto con la tradizione e la necessità di romperla per poter creare. Si chiude il 20 luglio con ‘Guerre di ieri, di oggi, di sempre’, a partire da ‘L’Histoire du soldat’ di Stravinskij, dove il conflitto diventa una struttura permanente. "La parola melomane ha dentro qualcosa di inquietante – osserva Andrea Panzavolta, direttore di 50&Più Forlì – deriva da mania, furore: il canto seduce ma può anche destabilizzare". È su questa ambivalenza che si costruisce il taglio degli incontri: una leggerezza solo apparente, che tiene la profondità in superficie senza trasformarla in linguaggio specialistico.