Da qualche mese ho capito come posso diventare finalmente ricchissima. È stata un’intuizione, in seguito alla trecentesima conversazione con qualcuno che mi diceva quanto fossero miracolose le punture per dimagrire, quelle che per semplicità continuiamo a chiamare “Ozempic”, quelle che prima producevano solo i danesi creando tutta un’economia attorno alla nostra voglia di essere fotogenici, e poi sono arrivati gli americani a togliere quote di mercato alla Novo Nordisk e posti di lavoro all’Europa.

Di solito andava così: qualcuno diceva in toni assoluti che queste nuove medicine – il Wegovy dei danesi, il Mounjaro degli americani – facevano passare completamente la voglia di mangiare, e quindi si dimagriva tantissimo; e a quel punto io intervenivo dicendo che veramente io ero ingrassata.

Seguivano vari «non è possibile», «solo tu», e altre amenità dovute un po’ al fatto che gli esseri umani tendono a scambiare i confini del loro sguardo coi confini del mondo, e un po’ al fatto che rispetto a queste medicine c’è un particolare assolutismo. Se ne parla o come della salvezza o come del demonio.

È sempre la solita vecchia storia del nostro bisogno di totem in assenza di religione: non crediamo più in dio, ma crediamo nel Saxenda (il Saxenda, la più primitiva e ufficialmente inefficace di queste punture, è l’unica che mi abbia fatta dimagrire, ormai tre anni fa; poi sono arrivate quelle teoricamente efficacissime, e ora sono più vescica di lardo che mai).