Al Cern di Ginevra, ogni articolo scientifico prodotto dalla collaborazione Compact Muon Solenoid – più spesso chiamata semplicemente esperimento CMS – porta la firma collettiva di quasi 3mila ricercatori provenienti da tutto il mondo, elencati in ordine alfabetico senza distinzione di ruolo: chi ha costruito il rivelatore, chi ha sviluppato il software e chi ha passato notti nella sala di controllo a raccogliere dati è considerato autore allo stesso modo, perché il risultato appartiene all’intero team. È una scelta deliberata, parte di una struttura democratica di ricerca in cui il leader viene eletto dalla comunità scientifica, e in cui ricercatori di Paesi in guerra tra loro siedono agli stessi tavoli, condividono gli stessi dati e lavorano verso lo stesso obiettivo.
«Stiamo realizzando un'organizzazione quasi utopica, in cui persone che appartengono a nazioni in conflitto tra loro riescono a collaborare in un contesto completamente apolitico, dove tutti parlano il linguaggio della fisica», spiega Anadi Canepa, oggi spokesperson dell'esperimento CMS e al contempo senior scientist al Fermi National Accelerator Laboratory (il Fermilab) di Chicago. «È un modello che sarebbe ottimo esportare anche ad altri livelli, perché dimostra che i confini tra le persone diventano irrilevanti quando c'è un obiettivo abbastanza grande e condiviso». CMS è uno dei due grandi esperimenti al Large Hadron Collider LHC, l'acceleratore di particelle più potente mai costruito, che fa collidere fasci di protoni ad altissima energia per studiare le leggi fondamentali della natura. Con 6mila persone tra fisici, ingegneri, tecnici e studenti provenienti da 250 istituti in 58 Paesi, è una delle collaborazioni scientifiche più grandi al mondo. E che si spinge a sperimentare su frontiere mai raggiunte.







