Il 15 giugno 2026 a Lussemburgo si è tenuta la seconda Conferenza intergovernativa, con l’apertura formale del Cluster 1 per Ucraina e Moldavia. Occorre ricordare che i negoziati sono organizzati in cluster, blocchi tematici che raggruppano più capitoli: in totale 6 cluster per 33 capitoli. Il Cluster 1 copre Stato di diritto e diritti fondamentali, riforma della pubblica amministrazione, appalti pubblici, statistica e controllo finanziario: i “Fondamentali“, ossia il cuore politico del processo di allargamento. È il primo cluster ad aprirsi e l’ultimo a chiudersi perché i progressi compiuti in questi settori vengono monitorati per tutta la durata dei negoziati e condizionano l’apertura e la chiusura degli altri cluster.
Il via libera non era scontato. Per due anni l’ex primo ministro ungherese Viktor Orbán aveva bloccato il processo. Il suo successore Péter Magyar ha trovato un’intesa con Kiev sui diritti della minoranza ungherese in Transcarpazia e solo allora tutti e Ventisette hanno dato il via libera. Magyar però ha già messo le mani avanti: niente procedura accelerata per l’Ucraina, il cui ingresso sarà sottoposto a un referendum interno in Ungheria.
Parallelamente alla Conferenza intergovernativa, si è riunito il Consiglio Affari Esteri, con il ministro degli Esteri ucraino Andrij Sybiha in collegamento per discutere del sostegno europeo in Ucraina e del rafforzamento delle sanzioni sulla Russia. Tale discussione si è inserita nel quadro del nuovo pacchetto di assistenza finanziaria da 90 miliardi di euro per il biennio 2026–2027, finalizzato dal Consiglio nell’aprile 2026. La connessione con il cluster appena aperto non è casuale: il prestito è subordinato all’attuazione di un pacchetto di riforme che ricalca le condizioni già previste dalla Ukraine Facility, in materia di Stato di diritto e lotta alla corruzione. In questo senso, il sostegno finanziario dell’UE non serve solo a sostenere l’economia ucraina, ma anche a incentivare l’allineamento del Paese agli standard comunitari.






