26 Giu 2026 | Speciale GeoeconomiaGlobal Watch n.224 – Più guerra che pace
L’estate del 2025 imponeva riflessioni sulla guerra in Ucraina e sui bombardamenti in Iran. A distanza di un anno, il mondo è ancora preda degli stessi interrogativi: un teatro di guerra in Medio Oriente su cui è formalmente calato il sipario, almeno per 60 giorni; una nuova tappa per delineare il futuro dell’Ucraina oltre la guerra; continue tensioni tra governi europei e la Casa Bianca, proprio alla vigilia di un vertice NATO (questa volta ad Ankara il 7 e 8 luglio). L’Unione europea si trova più o meno direttamente nel mezzo di questi interrogativi, vittima dell’instabilità delle rotte commerciali e della mancanza di autonomia energetica e di sovranità tecnologica – si pensi alla dipendenza dai campioni dell’intelligenza artificiale (i MANGOS) o dalle infrastrutture dei pagamenti a stelle e strisce. Non che fuori dal blocco comunitario si trovino automaticamente risposte positive: il Regno Unito, a dieci anni esatti dal referendum su Brexit, è ancora alla ricerca di una bussola politica che sappia ridare dinamismo alla sua crescita fuori dall’UE. Degli sforzi del blocco comunitario per rafforzare la sua competitività e sicurezza economica si è parlato ieri, 25 giugno, ai Geoeconomic Dialogues di ISPI.







