Al Quarticciolo, borgata di Roma est, il tempo sembra essersi fermato. Per la precisione a più di 500 giorni fa, quando la zona venne inserita nel decreto Caivano bis. Da allora degli investimenti promessi non si è saputo più niente. In totale, tra governo, regione e comune, dovrebbero essere più di 80 milioni ma il quartiere teme che non li vedrà mai. Il simbolo di questo stallo è il civico 33 di via Ugento. Il governo aveva deciso una ristrutturazione radicale eppure oggi il bilancio è paradossale. Una palazzina è terminata ma rimane vuota. L’altra è uno scheletro diroccato su cui i lavori non sono mai partiti. Per le famiglie che attendono di rientrare, così, il futuro è più che incerto. Per questo il comitato di quartiere chiede un atto concreto: che Ater si rechi con i suoi rappresentanti al Quarticciolo per dare scadenze precise agli abitanti.

Tutte le case popolari necessitano di interventi. Infiltrazioni d’acqua, tetti che cadono e facciate rovinate non sono che la punta dell’iceberg di un degrado strutturale che impatta sulla vita quotidiana. «Le case sono la necessità maggiore – spiegano dal Comitato – perché gli abitanti vivono in condizioni gravi. Ci sono anziani disabili che sono chiusi in casa come fossero ai domiciliari perché gli ascensori delle loro palazzine non funzionano. In molte abitazioni ci sono ancora materiali come l’amianto». L’ambulatorio popolare ha riscontrato un legame diretto tra il degrado in cui versa il quartiere e lo stato di salute dei residenti, dipendente dalle condizioni abitative: tanti residenti hanno problemi di diabete o di salute mentale. «C’è anche un’enorme dispersione scolastica, legata sempre a questa precarietà».