Una condanna “assurda“. Di più: “Il garantismo qui non è un favore a Moretti: è una garanzia per tutti”. Ancora: “Che senso ha mandarlo in carcere?”. Insomma, siamo “alla deriva della cultura dello scalpo“. A qualcuno, addirittura, “ribolle il sangue“. C’è chi parla di “vendetta“. Mauro Moretti libero è l’urlo che si alza – per quanto all’interno del ridottissimo di X – da politici, giornalisti e utenti sedicenti garantisti, sdegnati per la sentenza. Alla faccia di processo di primo grado, tre pronunce in corte d’appello e due passaggi in Cassazione che hanno percorso, ripercorso e ripercorso ancora lungo un lunghissimo periodo di 17 anni la strage di Viareggio, consumata nella notte del 29 giugno 2009 quando 32 persone morirono e oltre un centinaio rimasero ferite, alcune di loro rimasero sfigurate a vita.
La strage e il processo
La maxi esplosione fu causata dal deragliamento del treno merci numero 50325 che viaggiava da Trecate – provincia di Novara – a Gricignano (Caserta) con un carico di gpl: 4 dei 14 vagoni cisterna si ribaltarono e uno si squarciò facendo fuoriuscire una grossa quantità di gas. Lo scoppio provocò un incendio che avvolse un intero quartiere, vicino alla stazione. Il fuoco investì le abitazioni circostanti, le persone che vi si trovavano all’interno o che transitavano nella zona. Fu una strage sulla quale il sistema della giustizia ha lavorato molto a lungo, coinvolgendo giudici, collegi di giudici, corti di giudici sempre diverse: la pronuncia di giovedì è arrivata 17 anni dopo i fatti.










