<p><strong>Re dollaro</strong> sta perdendo la corona?
Erano di questo tenore le domande che gli investitori si facevano meno di sei mesi fa, quando il <strong>biglietto verde</strong> era protagonista di un ciclo di indebolimento che aveva portato il <strong>dollar index</strong> sui minimi dal 2021. </p> <p> </p> <p> </p> <p>Tuttavia, nelle ultime settimane la <strong>valuta americana</strong> ha recuperato rapidamente terreno, favorita anche dall’esito dell’ultima riunione del comitato di politica monetaria della <strong>Federal Reserve</strong>. </p> <h2><strong>Il ruolo di Fed e Bce</strong></h2> <p>Nei giorni successivi alla prima uscita di <strong>Kevin Warsh</strong> come presidente della <strong>Fed</strong> il dollaro è salito al livello più alto da oltre un anno.
Il <strong>cambio </strong>con l’<strong>euro</strong> è tornato in zona <strong>1,14 </strong>dopo che la banca centrale americana ha deciso di mantenere i <strong>tassi </strong>di interesse<strong> al 3,5-3,75%</strong>.
«L’indice del dollaro ha superato la soglia psicologica dei 100 punti e viene ora scambiato ai massimi degli ultimi 13 mesi, prolungando un rally iniziato quando i mercati hanno concluso che la Fed rimane <strong>concentrata sull’inflazione</strong> nonostante l’allentamento delle tensioni geopolitiche e il calo dei prezzi del petrolio», sottolinea <strong>Daniela Hathorn</strong>, senior market analyst di Capital.com.







