Chiavari – È stata la volta del consulente del pubblico ministero, ieri, nelle deposizioni al processo per la morte del quattordicenne Andrea Demattei, vittima di un incidente durante la discesa del fiume Entella, nel gennaio 2023, morto dopo pochi giorni di ricovero al Gaslini. Anche l’udienza di ieri si è svolta in un clima teso: all’esterno del Tribunale, campeggiavano i cartelloni con la “cronistoria dell’incidente” di quel maledetto 12 gennaio e le scritte “Andrea non doveva morire”, firmata dalla mamma, e “Poteva essere salvato” del “Comitato per Andrea”. La relazione di Vincenzo Minenna, istruttore di kayak e soccorritore fluviale, diceva proprio che le dotazioni fornite ai ragazzi per l’uscita in canoa dovevano essere diverse, comprendenti un moschettone ed un coltello, e che i vigili del fuoco intervenuti avrebbero potuto mettere, progressivamente, in atto, altre manovre per disincastrarlo dal Ponte della Maddalena: in relazione a questo, ha mostrato un suo video, malgrado l’opposizione espressa dai difensori dei vigili del fuoco. Questi ultimi, tra cui il chiavarese Claudio Zadra, tuttavia, hanno incalzato il consulente, per concludere che di nessuna manovra, magari estranea ai protocolli di soccorso consolidati, si sia accertato che avrebbe dato l’esito di liberare la canoa del ragazzo. A domanda dell’avvocato Riccardo Passeggi, è emerso che la consulenza è stata redatta senza un sopralluogo di persona sul posto. Guido Mottola, uno degli avvocati che difendono gli istruttori di canoa, ha invece chiesto quali norme o riferimenti della Federazione italiana di canoa e kayak richiedano dotazioni diverse da quelle che avevano i ragazzi, e non è emerso che ci siano indicazioni di questo tipo. Si riprenderà il 9 settembre con i testimoni delle parti civili.—
Morì in canoa a 14 anni nell’Entella, il consulente del pm: “Si poteva tentare altro”
Il consulente dell’accusa al processo: una ricostruzione contestata dagli avvocati








