VIDOR (TREVISO) - A giorni il pubblico ministero Giovanni Valmassoi firmerà l'avviso di conclusione delle indagini preliminari nell'ambito dell'inchiesta aperta dopo la morte di Alex Marangon, il barista 25enne di Marcon trovato cadavere nel Piave il 2 luglio 2024 dopo che aveva partecipato nella notte tra il 29 e 30 giugno a un "rito sciamanico" all'abbazia di Santa Bona di Vidor, durante il quale - è stato accertato da una consulenza tossicologica - i partecipanti avevano quasi tutti assunto o fatto uso in precedenza di sostanze stupefacenti (16 su 17 ayahuasca, in 7 anche cocaina). Cessione di sostanze stupefacenti e morte in conseguenza di altro reato sono le ipotesi di reato che la Procura contesterà ai cinque indagati. Si tratta di Alexandra Diana Da Sacco, moglie del conte Giulio Da Sacco e proprietaria dell'abbazia di Vidor, Andrea Zuin e la compagna Tatiana Marchetto, organizzatori del ritiro sciamanico, e i due curanderos colombiani Jhonni Benavides e Sebastian Castillo, tuttora irreperibili.
LA LINEA Insomma, la convinzione della Procura sulla morte di Alex era e resta quella di una caduta dal terrazzo dell'abbazia provocata dallo stato di agitazione e di alterazione in cui il 25enne si trovava per il mix di sostanze stupefacenti che aveva assunto. Questo nonostante le due perizie presentate tramite l'avvocato Stefano Tigani dalla famiglia del barista veneziano. Che, se il gip dovesse decidere per il rinvio a giudizio, ha intenzione di costituirsi parte civile a processo. Firmate dal medico legale Antonello Cirnelli e dall'ingegnere Giuseppe Monfreda, le due consulenze di parte mettevano sostanzialmente in discussione l'ipotesi della Procura secondo cui il 25enne sarebbe caduto da solo dalla terrazza dell'abbazia, accidentalmente o in un gesto volontario, e aprivano ad altri scenari, compreso quello di un'aggressione. A sollevare le perplessità dei consulenti di parte sull'ipotesi della caduta -si legge nella relazione - sono «la distribuzione delle lesioni traumatiche» - che, per i periti, non è compatibile con una caduta da 15 metri - e «l'assenza di un quadro policentrico tipicamente osservabile nelle precipitazioni da elevata altezza». Tradotto, cioè, per i periti di parte, un corpo delle dimensioni e del peso di quello Alex non può essere precipitato da un'altezza di 15 metri, attraversando una fitta vegetazione, senza procurarsi nel passaggio tra gli arbusti lesioni che si irradiano. Il pubblico ministero Valmassoi, dopo aver letto e approfondito le due perizie della famiglia condividendole anche con i carabinieri di Vittorio Veneto che avevano indagato sui fatti dell'abbazia di Vidor, era però rimasto sulla linea della caduta "autonoma", escludendo peraltro di svolgere una terza perizia. La Procura è orientata dunque a confermare la ricostruzione raccontata da chi, quella sera, aveva partecipato al rito sciamanico. Praticamente tutti i partecipanti, sentiti dagli inquirenti subito dopo la tragedia, avevano detto di aver notato Alex molto agitato quella sera. Di averlo poi visto allontanarsi da solo verso la terrazza dell'abbazia e di aver sentito un tonfo provenire dallo strapiombo, oltre al rumore di rami che si spezzavano.






