Abbiamo appreso dagli organi di informazione della candidatura del pensiero di Franco Basaglia a Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco, proposta avanzata dal consiglio comunale di Gorizia con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia. La notizia ci ha profondamente turbati e allarmati, anche se non ci ha stupiti.
Al di là delle scelte opinabili di queste amministrazioni locali che non condividiamo affatto, troviamo sconcertante che in una stagione profondamente regressiva sia da un punto di vista etico che culturale – in cui a livello nazionale in tutti i contesti di cura predominano pratiche psichiatriche violente all’insegna di reparti chiusi, contenzione fisica, medicalizzazione estrema, negazione dei diritti, e in cui l’istituzionalizzazione delle persone è la norma per la gestione di fasce di popolazione portatrici di disagio o di differenze – sia stata avanzata la proposta di far riconoscere l’opera di Franco Basaglia come patrimonio dell’umanità, mettendola accanto al canto lirico in Italia, all’arte del pizzaiolo napoletano e alle eccellenze della cucina italiana.
Sia chiaro, a scanso di equivoci: nutriamo rispetto per l’Unesco e per i processi di patrimonializzazione rivolti alla tutela di saperi e oggetti culturali e naturali, quando non di natura nazionalistica.






