Papa Leone affronta un altro appuntamento importante: il summit di tutti i cardinali. L’ultimo weekend di giugno vede le porpore dei cinque continenti riunirsi in Concistoro per interrogarsi sulle “sofferenze e i problemi” della situazione internazionale, sull’incombere di una “cultura della potenza”, sui “cantieri” di costruzione del bene per superare in nome del Vangelo le fratture del mondo contemporaneo. Un capitolo a parte della riunione sarà dedicato al cammino preparatorio della grande assemblea ecclesiale prevista nell’anno 2028 dopo tappe nazionali e continentali.

Questo tipo di riunioni dei cardinali sono un’altra caratteristica del pontificato leoniano. Si sono sempre fatte, ma in maniera saltuaria. Leone ha deciso di dare un carattere regolare a questi incontri: per avere un rapporto sempre più stretto con le Chiese locali presenti in realtà socio-culturali molto diverse, per far sì che le scelte prese al centro del governo ecclesiastico siano condivise dalle “periferie” e siano anche alimentate dagli stimoli provenienti da situazioni diversificate.

A fronte del tramonto dell’unità della Chiesa come “sistema romano” si tratta ora di costruire un’unità basata su una partecipazione reale delle Chiese locali sparse nel mondo. Leone si dimostra un “Tessitore”, intento a creare un clima di collaborazione in cui siano superate le divisioni e vi sia sintonia tra lo slancio sociale di Francesco (che Leone ha fatto interamente suo), le motivazioni teologiche e le fondamenta tradizionali provenienti dal Vangelo.