Il segretario Nato genuflesso solo perché teme un disimpegno di Donald
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Delle due l'una: o Donald Trump si inventa di avercela con l'Italia e altri Paesi europei per l'atteggiamento tenuto nella guerra con l'Iran e dice una bugia quando critica Giorgia Meloni per aver negato agli Usa l'uso delle basi in Italia per bombardare Teheran; o i cinquecento voli di aerei americani che hanno usato la penisola come piattaforma per colpire nello scacchiere medio-orientale di cui parla Mark Rutte sono un espediente - falso o nella sostanza esagerato - per calmare e imbonire il Presidente americano.Opto per la seconda ipotesi perché il segretario generale della Nato - al netto di «tranelli» che non vedo - fin dal suo insediamento ha scelto la politica della «genuflessione» per gestire il difficile rapporto con The Donald. Siamo partiti con il «daddy» con cui si rivolse a Trump nel vertice dell'alleanza all'Aia per finire alle iperboli con cui giudica i risultati discutibili raggiunti dall'amministrazione Usa nella guerra con l'Iran. Un atteggiamento comprensibile visto che Rutte ha il timore che gli Stati Uniti diminuiscano il loro contributo militare e finanziario alla Nato nel prossimo vertice di Ankara, ma ugualmente sbagliato: con The Donald la remissività, la compiacenza, l'empatia non pagano. Giorgia Meloni è stata l'ultima a sperimentare i tratti spigolosi e la rabbia del Presidente Usa. Con Trump devi sederti al tavolo difendendo la pari dignità e magari - visti i precedenti - passare dal «tu» al «lei» se necessario. Se imposti i rapporti sul piano della chiarezza ti rispetta: comprende che la sua fobia di annettersi la Groelandia non può essere accettata non solo dalla Danimarca ma dall'intera Europa e si convince, volente o nolente, che «le carte» che a suo avviso Zelensky un anno fa non aveva, ora le ha. In quest'ottica pure le incomprensioni che ci sono state sul conflitto iraniano possono diventare l'occasione per una riflessione su un tema delicato che riguarda entrambe le sponde dell'Atlantico: gli Stati Uniti, con tutto il rispetto e la solidarietà, non possono dichiarare una guerra senza consultare l'Europa, mettendola di fronte al fatto compiuto e pretendere la sua collaborazione. Tra alleati non si fa.












