Ingegno in evoluzione: le imprese italiane conquistano i mercati globali trasformando la tradizione in innovazione strategica

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Il Palazzo dei Giureconsulti di Milano ospita oggi l'incontro intitolato "Made in Italy oltre la tradizione", un appuntamento organizzato dal quotidiano Il Giornale e da Moneta. La giornalista Hoara Borselli modera un dibattito con Giammaria Giuliani, azionista e membro del Consiglio di Amministrazione, Gruppo Giuliani; Fabio Quarato, managing Director della Cattedra AIDAF-EY di Strategia delle Aziende Familiari in memoria di Alberto Falck, Università Bocconi; Filippo Rodriguez, head of Macro Area Nord - Institutional Affairs Italy Enel. Al centro il ruolo degli attori del Made in Italy, che non è quello di custodire passivamente il passato, ma di evolverlo. Il Made in Italy trae la sua forza proprio dalla capacità di rinnovare la tradizione senza cancellarla, modificandosi senza mai perdere la propria natura. Nei distretti, nelle officine e nelle fabbriche, la storia resta una risorsa viva che si traduce in progresso, sviluppo e competitività. È proprio questa mentalità che spinge oggi numerose realtà italiane a espandersi all'estero: dal comparto manifatturiero all'energia, dal sistema moda alla tecnologia, le nostre aziende investono, comprano e si affermano su nuovi scenari internazionali. L'Italia non si limita a vendere merci, ma esporta modelli industriali, competenze e strategie. La solidità di un sistema, infatti, non si vede dalla resistenza ai cambiamenti, ma dalla capacità di cavalcarli.“Il francobollo è un riconoscimento all’impresa, essere riusciti di generazione in generazione a portare avanti l’impresa italiana nel mondo mantenendo il controllo italiano. Tanto orgoglio nel ricevere questo riconoscimento da cui deriva anche la responsabilità di portare avanti la storia dell’Italia. Sul passaggio generazionale, nel nostro esempio, la terza generazione ha creato e noi come quarta abbiamo adattato l’azienda ai suoi bisogni, cogliere le opportunità. Un passaggio non difficile, siamo in due quindi non abbiamo avuto un grande attrito: abbiamo dovuto affrontare le sfide e adattare l’azienda. Il passaggio generazionale è stato forse tra la seconda e la terza, perché mio padre e mio nonno non andavano d'accordo sulla gestione. Quando il nonno di mio padre aveva creato l’azienda, mio padre tra i tanti prodotti aveva detto di puntare solo su uno e non erano d’accordo. mio padre è stato costretto a ricomprare l’azienda puntando sugli amari. Negli anni Settanta vendevamo 12 milioni di unità in farmacia: erano tempi diversi, curava tutto e veniva rimborsato dallo Stato l’amaro”, ha dichiarato Giuliani. “Noi come quarta generazione siamo usciti dalla gestione e abbiamo affidato il management, dedicandoci anche ad alte imprese”, ha detto ancora Giuliani. Nella farmaceutica, Giuliani ha detto ampiamente la sua: “Mia madre è stata una delle grandi modelle degli anni Settanta e mio padre era un imprenditore farmaceutico. La farmaceutica è il diamante del Made in Italy, è un player importante”. Spesso gli esterni hanno voluto comprare l’azienda ma “non abbiamo mai ceduto, anche se abbiamo avuto momenti di difficoltà, abbiamo venduto asset ad altre aziende per avere strumenti per diversificare. Abbiamo i capitali dietro perché siamo riusciti a crearci i nostri capitali quando siamo usciti, quindi siamo pronti alla sfida. Non ci sentiamo di vendere”. “Enel è un pezzo di sistema Paese, esporta italianità nel mondo e quando si parla di Made in Italy non viene in mente l’energia, benché l’Enel e il comparto energetico siano d’eccellenza. È possibile grazie a un grande player che funge da locomotiva. L’Enel è presente in 25 Paese, primo operatore privato nelle reti, a livello mondiale un eccellenza. Come rete abbiamo 70 milioni di clienti collegati e forniamo servizi nel mondo retail a 30 milioni di clienti. Nel mondo gestisce 1.9 milioni di km di rete. Lavoriamo con 14mila fornitori nel mondo ma 6 mila sono italiani: esportiamo il sistema Paese, Enel diventa un volano per far cresce la filiera. Siamo presenti in tutte le tecnologie rinnovabili, siamo leader nel geotermico, si può dire che l’abbiamo inventato noi. Questa eccellenza si porta dietro un pezzo di Italia”, ha dichiarato Rodriguez. Siamo dipendenti energetici, però ed Enel sta cercando di superare “con una serie di investimenti muscolari, di circa 50 miliardi di euro. Di questi 26 miliardi sono concentrati sulla rete. Circa 21 sono in Italia, di cui 14 sulle reti nel nostro Paese. L’Enel contribuisce all’1% del Pil. La soluzione che abbiamo per la sovranità energetica è investire sulle rinnovabili. non abbiamo gas ma abbiamo elementi per le rinnovabili. La chiave è investire su tre asset: la rete, rinnovabili, elettrificazione dei consumi”. L’energia “è un bene intermedio, perché serve a fare altre cose” e quando “diciamo che l’Enel è un player globale ma anche nazionale è perché con un investimento così importante si sviluppa il Paese”.Oggi “abbiamo bisogno di un sistema normativo che sia efficace, ma in Italia è molto lento: è importante che ci sia un sistema che accompagni questa transizione”. Avere un grande player “che fa da volano serve a portare l’innovazione: nel nostro mondo se non si innova si muore”.