La transizione digitale del comparto delle costruzioni e la gestione olistica del patrimonio costruito si configurano, nell’odierna temperie storica, come lo snodo cruciale in cui convergono imperativi normativi, istanze dell’ingegneria e supreme tutele conservative. In questo scenario, l’adozione del Building Information Modeling (BIM) e, nello specifico, dell’Heritage BIM (HBIM) applicato all’architettura storica, si eleva a paradigma imprescindibile, sussunto in Italia in un quadro legislativo di ammirevole rigore.L’integrazione strutturale di tali metodologie con i Sistemi Informativi Geografici (GIS) espande ulteriormente questo orizzonte cognitivo: saldando la singola componente architettonica al suo contesto paesaggistico e urbano, si genera un ecosistema interoperabile, GIS-BIM per l’appunto, essenziale per la pianificazione e la tutela su vasta scala. L’innesto dell’Intelligenza Artificiale (AI) all’interno di tali processi non si palesa quale mera e ancillare evoluzione tecnica, bensì come un salto ontologico capace di ottimizzare flussi di lavoro e di trasmutare eterogenee moli di dati in sofisticati sistemi cognitivi-informativi.Approfondiamo l’intricato e affascinante sinallagma tra il nuovo Codice dei Contratti Pubblici, la standardizzazione tecnica delle figure professionali, la prassi del reverse engineering, l’approccio multiscala GIS-BIM e lo stato dell’arte delle applicazioni dell’AI.Indice degli argomenti