IL PROGETTO. Inaugurata la scultura di Chiara Camoni. La direttrice Pacelli: «Uno spazio di sosta e di incontro tra arte antica e contemporanea».
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È come se fosse sempre stata lì, in cima alla collinetta del conte Carrara, a fianco della leonessa, creature plasmate con la stessa sostanza, un continuum con la terra scura e argillosa da cui sembrano emergere.
È stata presentata «La Forza» di Chiara Camoni, opera commissionata da Fondazione Accademia Carrara per i giardini Pwc nell’ambito di «Figure nel paesaggio», progetto pluriennale curato dalla direttrice del museo Maria Luisa Pacelli ed Elena Volpato. Ad inaugurare questo nuovo ciclo di committenze è l’artista che all’ultima Biennale di Venezia ha rappresentato l’Italia, Chiara Camoni, in Carrara. L’opera rilegge l’iconografia dell’undicesimo arcano maggiore dei Tarocchi, instaurando un dialogo con le carte del mazzo Colleoni conservate nel museo: «Se sono qui è per la lungimiranza di Maria Luisa (Pacelli, ndr) e per l’amicizia con Elena (Volpato, ndr) – dice -. In un momento in cui era piena di impegni Elena ha usato le parole giuste e mi ha subito palesato davanti l’immagine della Forza, sapendo che avrei “abboccato” perché racchiude una figura femminile e un animale». «Modellando queste due figure in gres nero con la tecnica del colombino, la visione arriva davvero all’ultimo. La forza viene trasmessa dall’iconografia alla materia, liberando l’immagine con un ribollire e uno schiumare della materia stessa»L’artista racconta la genesi dell’opera: «Io amo tantissimo l’arte antica, in virtù di questo amore e di una certa competenza tecnica che mi sono voluta guadagnare mi sono autorizzata a poterla scardinare da dentro. Quell’immagine, della forza, che subito mi è risuonata familiare, mi ha autorizzato a trasformarla: il leone in una leonessa e l’atto di chiusura in un atto di apertura. Modellando queste due figure in gres nero con la tecnica del colombino, la visione arriva davvero all’ultimo. La forza viene trasmessa dall’iconografia alla materia, liberando l’immagine con un ribollire e uno schiumare della materia stessa».








