Firenze, 26 giugno 2026 – L’ambulante Daniele Inghilesi non tentò di uccidere l’amica di 41 anni, che venne trovata tramortita nel suo furgone, con la testa ferita da colpi di mazzuolo. E non era lì neanche perché lui l’aveva sequestrata. L’esito delle indagini condotte dal pm Giacomo Pestelli riscrive completamente e incredibilmente, questa storia iniziata nell’ottobre del 2025, quando in via delle Fonti, nella zona pedecollinare di Scandicci, su segnalazione dello stesso Inghilesi, alcuni passanti soccorsero una donna tramortita, seminascosta da alcune coperte.
Un rapporto di dipendenza e manipolazione
Inghilesi non aveva tentato di ucciderla, anzi: aveva solo obbedito, senza trovare la necessaria forza per farlo, a quella che era stata una richiesta di lei. Cioè di toglierle la vita. Tutto questo, s’inserisce in un rapporto di dipendenza e manipolazione, dove lui, rispetto a lei, si poneva in una posizione di inferiorità. Posizione che ha mantenuto perfino negli interrogatori davanti al gip, quando ha continuato a dire che era colpa sua e aveva chiesto perfino scusa.
La versione crollata dopo le consulenze
Versione che è crollata dopo alcune consulenze: una medico-legale, che ha dimostrato che le mazzuolate inferte alla donna avevano provocato ferite tutto sommato lievi, come se fossero state vibrate con nessuna convinzione. Ma molto hanno “parlato“ anche i dispositivi sequestrati ai due. Nelle chat, in alcuni audio, si sarebbe così materializzata la totale sudditanza dell’ambulante di Badia a Settimo, dieci anni più grande di lei, rispetto a questa donna, conosciuta al mercato di Sesto Fiorentino. La loro non era una relazione affettiva, ma una frequentazione ben radicata. Nelle tante conversazioni, nei periodi più difficili di lei, la donna gli aveva “ordinato“ anche di fare questo: ammazzarla. Anche se quella sera in cui si erano dati appuntamento, i due non avevano progettato nulla. Erano usciti con la macchina dell’ambulante, successivamente la coppia si spostò poi a bordo del furgone dove, il giorno dopo, la donna venne trovata incosciente. Ma per motivi non facili da cogliere. Ma i carabinieri della compagnia di Scandicci e della stazione di Badia a Settimo, orientati dal pm Pestelli, non si sono fermati a quello che sembrava. E sono andati a fondo.







