di Andrea Pasinigiovedì 25 giugno 20265' di letturaL’Italia è un Paese libero. Una democrazia solida, costruita sui principi della Costituzione, sulla libertà di espressione, sul diritto di manifestare il proprio pensiero e sul rispetto della legge. Proprio perché la nostra è una democrazia aperta, rappresenta anche un obiettivo per chi, attraverso il terrorismo, l’eversione o la violenza politica, tenta di minarne la stabilità e di diffondere paura. Negli ultimi cinque anni il nostro Paese ha vissuto una fase di forte pressione sul piano della sicurezza interna. Fortunatamente non si sono verificati attentati di massa come quelli che hanno colpito altre nazioni europee. Questo, però, non significa che il rischio non sia esistito. Al contrario. Significa che migliaia di donne e uomini della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, dell’intelligence e della magistratura hanno lavorato ogni giorno per impedire che progetti criminali potessero trasformarsi in tragedie.
Le cronache raccontano decine di operazioni antiterrorismo condotte in tutta Italia. Arresti per associazione con finalità di terrorismo internazionale, propaganda jihadista, reclutamento, autoaddestramento, finanziamento di organizzazioni terroristiche, sabotaggi di infrastrutture strategiche, violenze riconducibili all’area anarchico insurrezionalista e aggressioni alle forze dell’ordine. Un’attività investigativa costante che, nella maggior parte dei casi, ha consentito di fermare i responsabili prima che potessero passare all’azione.






