«Giornalisti terroristi», «Via via giornalisti e polizia», «Più sbirri e giornalisti morti». Gli slogan risuonano nelle piazze del mondo antagonista, dei cortei di Askatasuna in primis dove i «pennivendoli» sono gente scomoda, da cacciare e insultare. Ricordano gli anni di Piombo: anni passati, certo, ma non dimenticati. In cui il giornalista era un «servo del potere» da colpire e abbattere. Poi, il 28 novembre 2025, il salto di qualità. L’attacco alla sede de La Stampa a Torino, con scritte sui muri, scrivanie ribaltate. La scusa? La causa Pro-Pal. Strumentalizzata, perché dietro ci sono sempre loro, i militanti del centro sociale più controverso d’Italia. Dopo quello sfregio, La Stampa ha continuato a documentare, raccontare. Con onestà intellettuale. «Per il coraggio dimostrato dai giornalisti ogni giorno nella difesa del loro lavoro e della loro autonomia, per la forza del lavoro collettivo e la difesa quotidiana della libertà», la giuria del Premio internazionale di giornalismo, informazione e comunicazione Biagio Agnes ha assegnato al direttore Andrea Malaguti e a tutta la redazione il premio speciale Libertà di Stampa.
Il 28 novembre 2025 un gruppo di giovani vicini al centro sociale Askatasuna irrompe dentro la redazione de La Stampa a Torino






