Del breve acceso scontro verbale tra Anna Ascani, Pd, e Emanuele Pozzolo, Futuro Nazionale, mi colpiscono soprattutto i gesti, il linguaggio non verbale. Sarebbe bello che per qualche ora almeno dalle nostre vite sparisse il sonoro. Un mondo senz’audio, da decifrare solo osservando. Una piccola pausa di sollievo per recuperare intelligenza, pensiero ed energia, prima di ricominciare a dissiparla.
Del resto le parole sono quasi sempre le stesse, le polemiche si spengono nel giro di 48 ore, non vale la pena prendervi parte, gli argomenti si ripetono di decennio in decennio e servono solo a consolidare le opposte tifoserie. Mai che un concetto espresso da qualcuno riesca a convincere qualcun altro che non sia già suo seguace da prima, dunque convinto in partenza.
Quindi cosa discutiamo a fare, nove volte su dieci conviene tacere. Tacere e osservare: più di quello che dicono, i parlanti, è interessante perché lo dicono, da cosa sono mossi: ecco, questo sì serve a spiegare.
Dello scontro Ascani-Pozzolo saprete. Lei era presidente di turno, alla Camera, e lui continuava a rivolgersi a lei chiamandola «signor presidente» nonostante lei, reiteratamente, gli avesse chiesto di usare l’italiano corretto: cioè dire o solo «presidente» o «signora presidente», femminile singolare. Lui per la terza volta ha ripetuto il maschile, lei di rimando lo ha chiamato «deputata Pozzolo» a evidenziare l’assurdità dell’attribuire al soggetto il genere improprio.







