Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiInvidio la lingua inglese che permette di dire, di un anziano la cui età è ben portata, che è “a hundred years young”, un giovane di cent’anni, anziché years old, un vecchio centenario. Il gioco di parole ben si attaglia ad un giovanotto di 102 anni compiuti il 2 dicembre scorso. Il signor Ugo Montemezzo parla alla Stampa nell’edizione del Verbano-Cusio-Ossola e spiega: certo, un pizzico di fortuna per arrivare a questa bell’età ci vuole, ma serve anche essere «Sempre curioso». A 90 anni gli hanno regalato un computer portatile, lui che non l’aveva mai usato ha frequentato un corso d’informatica e oggi quando vuole sapere qualcosa naviga e legge anche senza aver bisogno degli occhiali. È anche appassionato lettore di gialli (cartacei).

Ugo vive in una casa di riposo di Domodossola, dopo una vita di lavoro a Milano a produrre addobbi natalizi, ghirlande e corone. Sgrana il ‘900 nelle sue parole, e nel frattempo spiega come la tecnologia lo aiuti a girare il mondo dopo che lui l’ha fatto con la sua compagna fino alla soglia dei 90 anni, andando a Mosca e San Pietroburgo. Non gli piace l’Italia bordellara delle spiagge (siamo in due, signor Ugo), e preferisce climi meno afosi (e non ha torto). Quando negli anni ‘80 i primi computer si sono diffusi nelle case, in America molti capirono una cosa fondamentale: non c’erano solo i quindicenni smanettoni del linguaggio Basic a cui rivolgersi, ma gli anziani. Il computer li avrebbe aiutati a fissare memorie della loro vita col word processor, giocare, consultare enciclopedie, e poi sarebbe venuta Internet con le sue infinite possibilità.