C’è un’Italia sotterranea, invisibile agli occhi dei flussi turistici e ai fasti delle cronache costiere, che da anni sconta il peso di un ritardo infrastrutturale e di un severo debito economico con l’Europa. È la mappa degli agglomerati idrici non conformi: reti fognarie incomplete, depuratori inadeguati o assenti, scarichi che per decenni hanno violato le direttive comunitarie sulla tutela delle acque reflue urbane. In questo scenario, la Campania ha rappresentato a lungo una delle aree più critiche del Mezzogiorno, finendo nel mirino della Commissione Europea e subendo pesanti sanzioni pecuniarie. Oggi, tuttavia, il panorama sta mutando. Il lavoro della struttura del Commissario straordinario unico per la depurazione e il riuso delle acque reflue sta progressivamente ricucendo quello strappo istituzionale e ambientale noto come water service divide. Ma c’è ancora molto da fare e, soprattutto, il rischio di «contaminazione» criminale è altissimo. Lo conferma anche la relazione depositata in Parlamento dalla Commissione bicamerale d’inchiesta sulle Ecomafie - presidente Jacopo Morrone - che cita proprio le analisi della struttura commissariale sul dissesto idrico guidata da Fabio Fatuzzo.