Non una parata di sigle e referenti, ma un "ecosistema" che ha fatto della violenza sulle donne una responsabilità condivisa. E' forse questo l'elemento che meglio descrive l'evento conclusivo di «Venti a favore delle donne: percorsi di libertà per donne che subiscono violenza», un progetto triennale (iniziate ad aprile 2023 e concluso a marzo 2026) ideato e coordinato dall’associazione catanese Thamaia ETS con il sostegno di Fondazione Con il Sud.Una mattinata di "restituzione" nell'Aula Refettorio Piccolo delle Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero", un incontro che ha visto fianco a fianco, non solo fisicamente, rappresentanti del terzo settore, delle forze dell'ordine, della politica, della sanità e degli ordini professionali.Ad inizio lavori l'alternarsi dei contributi di Anna Agosta, presidente dell'associazione Thamaia ETS e coordinatrice del progetto; Salvatore Montemagno, dirigente della Divisione Anticrimine della Questura di Catania; Marina Virgillito, già assessore ai servizi sociali del Comune di Misterbianco; Salvatore Coco, assessore ai servizi sociali del Comune di Adrano; Thea Giacobbe, referente Comunicazione Istituzionale e Umanizzazione del Policlinico Rodolico-San Marco; Concetto Mannisi, presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia e infine la senatrice Valeria Valente, già presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio.Un quadro di interventi che ha subito messo al centro alcuni dei risvolti in cui si è tradotto l'impegno del progetto: la necessità che gli interventi di supporto alle donne vittime di violenza non siano emergenziali, ma diventino strutturali; l'assegnazione da parte del comune di Adrano di un bene confiscato alla mafia per accogliere 25 donne vittime di violenza; l'appello alle istituzioni per reprimere e punire l'esercizio abusivo dell'attività giornalistica, rispondendo anche all'esigenza che chi tratta questi delicatissimi temi e li racconta alla società sia un professionista e non chi va esclusivamente a caccia di like e notorietà.La centralità politica dei Centri Antiviolenza