Il digital b2b in Italia vale 4,9 miliardi di euro, ma il dato che conta di più non è la crescita del mercato. È la distanza ancora ampia tra l’offerta di tecnologie e la capacità delle imprese di usarle come leva stabile di efficienza, integrazione e competitività. La fotografia scattata dall’Osservatorio Digital B2b della School of Management del Politecnico di Milano, presentata il 25 giugno 2026, descrive un settore che si espande, consolida alcuni segmenti e si prepara a un cambio di paradigma, ma resta frenato da una maturità digitale ancora limitata.Solo il 7% delle imprese italiane, secondo la ricerca, rientra infatti nelle fasce più avanzate del percorso di trasformazione. Più della metà, il 56%, si trova ancora in una fase di digitalizzazione parziale.Il punto non riguarda soltanto la diffusione di nuovi strumenti. Riguarda il modo in cui le aziende gestiscono ordini, documenti, pagamenti, conformità normativa e relazioni con clienti e fornitori. Il b2b digitale, nella lettura del Politecnico, non è più un comparto separato dell’innovazione. Sta diventando l’infrastruttura che tiene insieme processi interaziendali, scambio di dati, identità digitale, sicurezza e automazione. Per questo il ritardo accumulato pesa più di quanto suggerisca il solo valore economico del mercato.Le imprese che hanno già una maggiore maturità impiegano meno tempo a completare il ciclo dell’ordine, gestiscono meglio i carichi di lavoro e affrontano con meno attriti gli obblighi di compliance. Le altre continuano a muoversi tra sistemi frammentati, procedure lente e digitalizzazione a metà.Indice degli argomenti